l 12 luglio 2026 il ricercatore di sicurezza informatica noto con lo pseudonimo di cereblab ha pubblicato l’esito di un’analisi condotta sul traffico di rete generato da Grok Build, l’assistente di programmazione a linea di comando distribuito da xAI. L’indagine ha accertato che, all’attivazione di ogni sessione, lo strumento apre due canali di comunicazione paralleli verso i server della società: il canale destinato all’interazione con il modello, che veicola i dati strettamente necessari all’evasione della richiesta dell’utente, nell’ordine di alcune centinaia di kilobyte e un secondo canale, non menzionato nella documentazione tecnica del prodotto, per il quale l’intero contenuto del repository Git in uso presso lo sviluppatore, comprensivo dell’integrale cronologia dei commit, veniva trasmesso a un bucket Google Cloud denominato “grok-code-session-traces”. Il rapporto tra i volumi movimentati dai due canali si è attestato, nei test condotti, su valori dell’ordine di 1 a 27.800.
Cosa è stato trasferito, e perché è grave
Il canale nascosto trasmetteva l’intero repository tracciato: tutti i file, la storia completa dei commit, i file .env con le variabili di ambiente. Come da prassi consolidata nei .env gli sviluppatori conservano API key, password di database, token cloud, chiavi SSH. I test hanno confermato che le credenziali venivano trasmesse in chiaro, senza redazione.
Il fatto che il tool contenesse anche un’opzione di privacy risulta essere circostanza aggravante, non attenuante. L’utente che disabilitava la telemetria stava solo impedendo la successiva ritenzione non, ma non stava disabilitando l’upload del repository. Il codice partiva comunque e il canale nascosto operava indipendentemente da quale file lo sviluppatore avesse istruito il modello a leggere o non leggere. In un test emblematico, il ricercatore ha posizionato un file “canary” istruendo esplicitamente l’agente di non aprirlo. Il file è stato recuperato dal bundle intercettato.
I profili GDPR
Il primo piano di analisi è quello della protezione dei dati personali. I repository Git degli sviluppatori contengono, con frequenza sistematica, dati personali tra i quali log di sistema, indirizzi email, riferimenti a utenti reali nelle stringhe di test, dati anagrafici in file di configurazione. Quando l’utente è un dipendente di un’azienda, l’invio del repository verso xAI configura una comunicazione di dati personali di cui il titolare del trattamento (il datore di lavoro) non era informato e per cui non aveva base giuridica. L’art. 5 GDPR sui principi di liceità e trasparenza, l’art. 6 sulla base giuridica e l’art. 13 sull’informativa risultano violati simultaneamente.
Il caso ha immediata rilevanza extraeuropea. L’Autorità irlandese di protezione dei dati (DPC) ha un’inchiesta statutaria aperta su xAI dall’aprile 2025 in relazione alla compliance GDPR generale della società. Il caso Grok Build fornisce alla DPC un elemento fattuale nuovo e verificabile.
Il segreto industriale e la proprietà intellettuale
Il secondo piano è quello della tutela del segreto commerciale ai sensi del D.Lgs. 63/2018 di recepimento della Direttiva UE 2016/943. I repository Git aziendali contengono spesso codice proprietario coperto da segreto industriale. La trasmissione a un soggetto terzo, senza il consenso esplicito del titolare, configura una violazione dell’obbligo di riservatezza che grava sul dipendente e, potenzialmente, un’ipotesi di appropriazione indebita quando il codice viene utilizzato per addestrare modelli di intelligenza artificiale. xAI dichiara di non aver utilizzato il codice per il training, ma non ha fornito attestazioni indipendenti che lo confermino.
La catena di fornitura e la responsabilità dell’azienda
Il terzo piano è quello della supply chain. Migliaia di aziende hanno consentito ai propri sviluppatori di utilizzare Grok Build in beta senza una valutazione preventiva del rischio. Ai sensi della NIS2 e del D.Lgs. 138/2024, la gestione del rischio nella catena di approvvigionamento è obbligo autonomo dei soggetti NIS. Un tool che esfiltra codice sorgente e credenziali senza documentarlo è, oggettivamente, un rischio di supply chain che avrebbe dovuto essere identificato prima dell’uso in produzione.
Cosa devono fare le imprese adesso
Tre azioni immediate. 1. chi ha utilizzato Grok Build prima del 13 luglio 2026 deve considerare compromesse tutte le credenziali presenti nei repository: non solo quelle nei file correnti, ma anche quelle presenti nella storia dei commit. La rotazione è d’obbligo. 2. le policy aziendali sull’uso di strumenti AI di terze parti devono includere valutazioni preventive del traffico di rete generato, non solo delle dichiarazioni di privacy del fornitore. 3. i contratti con i fornitori di AI devono includere clausole specifiche sull’audit indipendente delle telemetrie, sulla verificabilità delle promesse di cancellazione, sulla notifica tempestiva di modifiche architetturali.
Il caso Grok Build non è un incidente isolato. È il segnale che l’era dell’AI-first sviluppo sta rendendo strutturale un rischio che il diritto europeo aveva già disciplinato in astratto. Ora la giurisprudenza dovrà decidere quanto in fretta applicarlo.







