Il 2 marzo 2026 la Giunta regionale lombarda ha approvato all’unanimità la proposta di progetto di legge “Disposizioni in materia di ricerca, innovazione e intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile”, trasmettendola al Consiglio regionale per l’iter di approvazione. Si tratta di uno dei primi provvedimenti normativi regionali italiani che tenta di disciplinare in modo organico il sistema dell’intelligenza artificiale a livello territoriale, sostituendo la legge regionale 29/2016 “Lombardia è ricerca e innovazione” con un quadro aggiornato che recepisce il nuovo contesto europeo e nazionale — in particolare il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) e la legge statale 132/2025.
L’architettura della legge
La proposta si articola su tre assi principali. Il primo è la governance: viene istituito un Comitato scientifico indipendente composto da cinque esperti, selezionati con procedura pubblica tra specialisti di discipline scientifiche, sociali e umanistiche, con funzioni consultive e propositive nei confronti della Giunta. Accanto ad esso, un Tavolo regionale che coinvolge università, IRCCS, organismi di ricerca, imprese, lavoratori ed enti locali, con riunioni minime tre volte l’anno.
Il secondo asse è la programmazione: la legge introduce un Programma strategico triennale per la ricerca, l’innovazione e l’AI, approvato dal Consiglio regionale, che definisce obiettivi, interventi e risorse. Tra le aree d’intervento esplicite figurano infrastrutture per ricerca e AI, open data, big data, brevetti, contrasto alla fuga di cervelli e trasferimento tecnologico.
Il terzo asse riguarda due strumenti innovativi: la Piattaforma digitale per l’Innovazione, dotata di un milione di euro annui per il triennio 2026-2028, e la Carta regionale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, documento programmatico che la Regione promuoverà presso imprese, università, enti di ricerca e organizzazioni della società civile.
I profili giuridici da tenere d’occhio
Dal punto di vista del diritto delle nuove tecnologie, la proposta lombarda merita attenzione su almeno tre fronti.
Il primo riguarda il riparto di competenze costituzionali. La ricerca scientifica e tecnologica e il sostegno all’innovazione nei settori produttivi rientrano nella competenza concorrente Stato-Regioni ai sensi dell’art. 117, comma 3, della Costituzione. La legge lombarda si muove in questo perimetro, richiamando esplicitamente i principi del TUE e la normativa statale ed europea come limiti invalicabili. Alcune disposizioni — in particolare quelle che prevedono “norme tecniche su open data, big data e IA” nell’ambito del Programma strategico triennale — potrebbero tuttavia dar luogo a un dibattito interpretativo sui confini rispetto ad ambiti di competenza esclusiva statale. Si tratta di una questione aperta, su cui le opinioni tra i costituzionalisti non sono unanimi, e che l’iter consiliare potrà contribuire a chiarire.
Il secondo profilo attiene al coordinamento con l’AI Act europeo. Il Regolamento (UE) 2024/1689 è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri e non necessita di recepimento: le Regioni non possono né integrarlo né derogarlo. La legge lombarda si limita opportunamente a “promuovere, diffondere e monitorare” l’adozione dell’AI sul territorio, senza pretendere di disciplinare i requisiti tecnici dei sistemi. Questa scelta è giuridicamente corretta e coerente con il perimetro di azione che la normativa europea lascia agli enti territoriali.
Il terzo profilo riguarda la Carta regionale per lo sviluppo dell’IA, strumento di soft law di sicuro interesse. Una Carta che orienta i firmatari verso un modello antropocentrico di AI, conforme alla normativa europea e alle migliori pratiche internazionali, non ha valore vincolante ma può produrre effetti concreti nella selezione dei fornitori tecnologici e nella valutazione degli investimenti pubblici e privati. È uno strumento già sperimentato in altri contesti europei e la sua efficacia dipenderà dalla qualità del documento che la Giunta produrrà e dalla capacità di costruire attorno ad esso una rete di adesioni significative.
Una legge che apre un cantiere
La proposta lombarda si distingue per l’approccio sistemico: non si limita a finanziare singoli progetti, ma tenta di costruire un’infrastruttura istituzionale stabile — governance, programmazione, partecipazione, monitoraggio — attorno ai temi dell’AI e dell’innovazione. In questo senso, il suo valore non si misura solo nei contenuti normativi ma nella visione che incorpora: quella di una regione che vuole essere protagonista attiva della transizione tecnologica, non semplice destinataria di indirizzi nazionali ed europei.
L’iter consiliare sarà l’occasione per affinare il testo, precisare alcuni profili e consolidare la coerenza con il quadro normativo sovraordinato. Ma l’impostazione di fondo — costruire un sistema regionale della ricerca e dell’AI fondato su competenze, partecipazione e visione strategica di lungo periodo — è una direzione che vale la pena percorrere.






